FRACTURES AND DRIFT SHADOW – THE SHADOW OF ONE

Alexander Harker e Niamh Dell
16 marzo 2025 | 18.30
Conservatorio, Lugano

Due opere del compositore Alexander Harker. In FRACTURES il materiale è stato “eseguito” in studio attraverso l’uso di controller hardware e processi guidati dall’analisi audio, mentre la manipolazione dei suoni è stata effettuata con un software scritto ad hoc per il controllo gestuale esplicito in combinazione con processi pseudocasuali parametrizzati. In DRIFT SHADOW l’oboe di Niamh Dell evoca un mondo di fragili tessiture, timbri complessi e rumore. L’esecutore dal vivo è continuamente ombreggiato dall’elettronica, che cerca di seguire i suoi movimenti attraverso una serie di aree aperte all’esplorazione, alternando momenti fugaci con dense masse di suono.

ll lavoro compositivo di Alexander Harker (1983) esplora tecniche e timbri strumentali, approcci aperti alla forma, la fusione di fonti elettroniche e acustiche, e la creazione in stretta collaborazione con gli esecutori. La sua musica è stata eseguita nel Regno Unito, Francia, Danimarca, Svizzera, Stati Uniti e Corea del Sud. Tra i progetti recenti: Drift Shadow per Niamh Dell (oboe ed elettronica), Fluence per Jonathan Sage (clarinetto ed elettronica) e The Kinetics of Resonance per Dimitrios Tasoudis (batteria solista). Le collaborazioni attuali includono lavori con l’ELISION ensemble e il TAK ensemble. Come programmatore, lavora come sviluppatore per Surreal Machines (https://www.surrealmachines.com), come uno dei manutentori del progetto iPlug2 (https://github.com/iPlug2/iPlug2) e ha lavorato con Ableton come sviluppatore del pacchetto Max for Live Convolution Reverb. È docente senior presso l’Università di Huddersfield, dove ricerca e insegna composizione, creative coding e produzione. All’interno dell’Università, è direttore del CeReNeM (Centre for Research in New Music) e leader del Creative Coding Lab.

Emilio Guim
16 marzo 2025 | 19.00
Conservatorio, Lugano

Shadow of One è un concerto di teatro musicale per solista dal vivo del compositore Emilio Guim che coinvolge la performance, l’audio-visivo e lo strumentale. Il programma prevede quattro nuove creazioni dei compositori: Michael Beil (Germania), Cathy van Eck (Paesi Bassi/Svizzera), Pierre Jodlowski (Polonia/Francia). Lo spettacolo esplora i limiti e i confini della musica contemporanea e la relazione di un solo performer con il palcoscenico.

Emilio Guim (1981). “Ricordo che negli anni ’80 avevo il dito pronto a premere play su un registratore a nastro mentre aspettavo che la radio trasmettesse una canzone da me richiesta. Ricordo anche di essere stato spesso nei negozi di dischi a sfogliare riviste musicali e a cercare lezioni di chitarra. Da adolescente suonavo nei bar fino a tarda ora per guadagnare qualche soldo, anche se non avevo l’età per comprare da bere. Da adulto ho colmato le lacune della mia formazione studiando in diverse scuole di musica. Sento di dovere la maggior parte della mia crescita artistica a un processo di apprendimento autonomo. Il mio lavoro è per lo più informato e guidato da quel bambino seduto accanto alla radio, da quell’adolescente che si esercita in un garage con i suoi amici e da quell’adulto che osserva e impara dai risultati dei suoi colleghi.”