Šostakovič Reloaded

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Programma

Praeludium (Šostakovič: arrivando al cinema)
Look (Justine Klaiber/Jane Mumford, 2012)

Interludium 1 (Šostakovič: ascoltando)

Anamorphosis (oppure De Artificiali Perspectiva, Quay Brothers, 1991)

Interludium 2 (Šostakovič: Hamlet, 1964)

Tongue of the Hidden (David Anderson / Florian Ghibert / Jila Peacock, 2007)

Interludium 3 (Shostakovich: Odna, 1931)

Entr’acte (René Clair, 1924)

Interludium 4 (Šostakovič: Cheryomushki, 1963)

La clé des champs (Claude Nuridsany, Marie Pérennou, 2011)

Postludium (Šostakovič: viaggiando nel treno)

Dmitrij Šostakovič ha iniziato lavorando come pianista per film muti. Nel 1930 – dopo essere caduto in disgrazia presso Stalin – le rappresentazioni delle sue opere furono vietate dal Partito Comunista e nel frattempo aveva pure perso il lavoro di insegnante. Il governo rivoluzionario russo concesse tuttavia al compositore di lavorare nell’ambito della musica per film, per quella che doveva essere una punizione umana e creativa e che invece si rivelò una prodigiosa epifania artistica.

Šostakovič Reloaded mostra idealmente il compositore in viaggio mentre riflette e ascolta la propria musica, attraverso le impressioni di tre film muti per cui ha composto le colonne sonore.

Così come già Šostakovič fece, anche il quartetto Stones4Cinema utilizza sia l’improvvisazione sia musiche composte per l’occasione, integrando anche temi musicali del compositore russo. Di particolare rilievo è lo strumentario adottato, con la particolarità degli strumenti di pietra di nuova concezione.

Il quartetto Stones4Cinema è composto dal trio di percussionisti The Stone Trio e dal compositore Mathias Steinauer.

I tre percussionisti lavorano fin dalla fine degli anni ‘90 con strumenti di pietra, ricercando e sviluppando continuamente nuove tecniche esecutive e ampliando lo spettro sonoro e le possibilità espressive del litofono. Insieme i musicisti abbracciano un ampio arco di esperienze stilistiche: musica classica contemporanea, jazz, musica africana e improvvisazione libera, spesso fuse senza soluzione di continuità l’una nell’altra.

Prima ancora di formarsi e affermarsi come compositore, Mathias Steinauer è stato attivo come tastierista e compositore nell’ambito art-rock degli anni ’70. Ora si ripresenta di nuovo sul palco come interprete e improvvisatore, con strumenti che riflettono sia le esperienze giovanili – in particolare il Fender Rhodes – sia le successive raffinate ricerche compositive: un piccolo litofono microtonale, un generatore di onde sinusoidali, una melodica e un computer.

Dominik Dolega, percussioni

Matthias Brodbeck, percussioni

Felix Perret, percussioni

Mathias Steinauer, tastiera


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